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Diritto Comparato dei Media
Diritto all'oblio: prime pronunce del Garante dopo i no di Google
lunedì 22 dicembre 2014
Diritto all'oblio: prime pronunce del Garante dopo i no di Google
Il Garante privacy ha adottato i primi provvedimenti in merito alle segnalazioni presentate da cittadini dopo il mancato accoglimento da parte di Google delle loro richieste di deindicizzare pagine presenti sul web che riportavano dati personali ritenuti non più di interesse pubblico. A seguito della recente sentenza della Corte di Giustizia europea sul diritto all'oblio, Google è infatti tenuta a dare un riscontro alle richieste di cancellazione, dai risultati della ricerca, delle pagine web che contengono il nominativo del richiedente reperibili utilizzando come parola chiave il nome dell'interessato. La società deve valutare di volta in volta vari elementi quali ad esempio: l'interesse pubblico a conoscere la notizia, il tempo trascorso dall'avvenimento, l'accuratezza della notizia e la rilevanza della stessa nell'ambito professionale di appartenenza. Di fronte al diniego di Google, gli utenti italiani possono rivolgersi al Garante per la privacy o all'autorità giudiziaria. Le segnalazioni e i ricorsi pervenuti al Garante, riguardano la richiesta di deindicizzazione di articoli relativi a vicende processuali ancora recenti e in alcuni casi non concluse. In sette dei nove casi definiti il Garante non ha accolto la richiesta degli interessati, ritenendo che la posizione di Google fosse corretta in quanto è risultato prevalente l'aspetto dell'interesse pubblico ad accedere alle informazioni tramite motori di ricerca, sulla base del fatto che le vicende processuali sono risultate essere troppo recenti e non ancora espletati tutti i gradi di giudizio. In due casi, invece, l'Autorità ha accolto la richiesta dei segnalanti. Nel primo, perché nei documenti pubblicati su un sito erano presenti numerose informazioni eccedenti, riferite anche a persone estranee alla vicenda giudiziaria narrata. Nel secondo, perché la notizia pubblicata era inserita in un contesto idoneo a ledere la sfera privata della persona. Tutto ciò in violazione delle norme del Codice privacy e del codice  deontologico che impone di diffondere dati personali nei limiti dell'"essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico" e di non descrivere abitudini sessuali riferite a una determinata persona identificata o identificabile. L'Autorità ha quindi prescritto a Google di deindicizzare le url segnalate. Sono alcune decine, al momento, le segnalazioni giunte al Garante a seguito della sentenza della Corte di Giustizia europea sul diritto all'oblio. Ulteriori informazioni sono reperibili qui .
Fonte: Garante privacy
 
Diritti dei consumatori: campagna AGCM in vista di Natale
martedì 09 dicembre 2014
Diritti dei consumatori: campagna AGCM in vista di Natale
Torna a ridosso di Natale la campagna dell’Antitrust e della Commissione Europea in materia di tutela dei diritti dei consumatori. A partire dall’8 dicembre sui canali Rai, e dal 10 dicembre sui principali siti informativi nazionali, sarà nuovamente disponibile lo spot prodotto a luglio in occasione dell’entrata in vigore della direttiva europea sui diritti dei consumatori che illustra le novità in materia di garanzie negli acquisti anche attraverso il commercio elettronico. La nuova normativa europea coglie molti aspetti della vita quotidiana di milioni di persone. In particolare è stata sostituita integralmente la parte del Codice del Consumo che riguarda i contratti negoziati sia dentro che fuori dai locali commerciali, i contratti a distanza, il nuovo regime sanzionatorio e la disciplina rimborsi "accelerati" del diritto di recesso. La direttiva, entrata in vigore a giugno, introduce anche nuovi obblighi informativi precontrattuali. Il consumatore deve ricevere informazioni che riguardano il venditore (compreso un recapito telefonico o un indirizzo e-mail o altro canale che permetta un contatto rapido), il bene acquistato, le modalità di pagamento, la garanzia legale e il diritto di recesso in caso di contratti conclusi a distanza e di contratti negoziati fuori dei locali commerciali. La novità più importante per l'acquirente è quella sul diritto di ripensamento nei contratti conclusi a distanza e fuori dai locali commerciali: il consumatore ha il diritto, qualora reputi che il bene acquistato non lo soddisfa oppure non ha le caratteristiche richieste, di recedere dal contratto senza dover fornire alcuna giustificazione al venditore entro un termine più ampio, dai precedenti 10 a 14 giorni. E nel caso in cui il consumatore non sia stato preventivamente informato sul diritto al ripensamento, il diritto di recesso viene esteso di ulteriori dodici mesi per il periodo complessivo di 1 anno e 14 giorni. In caso di recesso, il venditore ha un numero inferiore di giorni (dai precedenti 30 agli attuali 14 giorni) per restituire le somme versate dal consumatore. Quest'ultimo invece disporrà di più tempo - 14 anziché 10 giorni - per restituire il bene. Inoltre, da ora in poi il venditore è ritenuto responsabile per l'eventuale danneggiamento o perdita del bene fino a quando questo non sia consegnato materialmente all'acquirente. Sono anche scattate nuove regole sui contratti conclusi a distanza, ad esempio al telefono, e fuori dai locali commerciali: il venditore è ormai sempre obbligato a far confermare al consumatore l'offerta per iscritto. Qui per saperne di più sull'iniziativa dell'AGCM.
Fonte: AGCM
 
Sanità elettronica e privacy dei pazienti
venerdì 28 novembre 2014
Sanità elettronica e privacy dei pazienti
Il Garante privacy nell'ambito delle attività di controllo sui dossier sanitari elettronici ha prescritto [doc. web n. 3570631] all'Azienda ospedaliero universitaria S. Orsola Malpighi di Bologna una serie di misure per mettersi in regola con le norme sulla protezione di dati sanitari. L'Azienda dovrà adottarle al più presto, e comunque non oltre il 31 marzo 2015.  Dall'ispezione svolta dal Garante, a seguito delle segnalazioni di alcuni pazienti, sono emerse infatti gravi violazioni da parte dell'Azienda ospedaliera. I dossier sanitari (le raccolte in formato digitale dei dati dei pazienti in cura presso il presidio), oltre un milione, erano stati costituiti senza il consenso informato del paziente. Ed erano inoltre liberamente consultabili da più di mille operatori sanitari tramite il sistema informatico di archiviazione e refertazione delle prestazioni sanitarie: bastava inserire anche solo porzioni di nome e cognome, date di nascita, o Cap di residenza per accedervi.  Procedure del tutto in contrasto sia con  il Codice privacy sia con le Linee guida del Garante che fin dal 2009 stabiliscono regole chiare in materia di dossier sanitario: al paziente deve essere consentito di scegliere in piena libertà se far costituire o meno un dossier sanitario con tutte o solo con alcune delle informazioni sanitarie che riguardano lo stesso; deve poter manifestare un consenso autonomo e specifico, distinto da quello che presta a fini di cura; gli deve essere inoltre garantita la possibilità di "oscurare" la visibilità di alcuni eventi clinici.  Il paziente, inoltre, deve essere adeguatamente informato: con un linguaggio comprensibile e dettagliato, l'informativa deve indicare chi  ha accesso ai suoi dati e che tipo di operazioni può compiere.  Il Garante ha dunque prescritto all'Azienda sanitaria che, fin quando il paziente non avrà espresso il consenso alla costituzione del dossier, i dati  relativi alle prestazioni sanitarie erogate dall'Azienda siano resi disponibili solo al medico e al reparto che lo ha in cura. L'Azienda, inoltre, dovrà acquisire consensi ad hoc del paziente sia per far confluire nel dossier sanitario le informazioni relative a eventi clinici pregressi,  sia per inserire quelle relative alle prestazioni erogate a seguito di atti di  violenza o di pedofilia, sieropositività, uso di sostanze stupefacenti, interruzione di gravidanza. L'Azienda, infine, dovrà garantire al paziente la possibilità di oscurare eventi clinici, presenti nel dossier, che desidera non siano immediatamente visibili.  Il provvedimento del Garante è stato inviato alla Regione Emilia Romagna affinché lo renda noto alle altre aziende del servizio sanitario regionale. Maggiori informazioni sono reperibili qui .
Fonte: Garante Privacy
 
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