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Diritto Comparato dei Media
Trasporto ferroviario: obbligo di indennizzo anche se ritardo dovuto a forza maggiore
venerdì 27 settembre 2013
Trasporto ferroviario: obbligo di indennizzo anche se ritardo dovuto a forza maggiore
Con sentenza depositata ieri, 26 settembre 2013, in causa C-509/11 (ÖBB-Personenverkehr AG) la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha chiarito che i viaggiatori hanno diritto al rimborso parziale del prezzo del biglietto del treno in caso di ritardo significativo, anche se il ritardo è causato da forza maggiore. Infatti, il trasportatore non può invocare le norme del diritto internazionale che lo esonerano, in caso di forza maggiore, dal risarcimento del danno causato da un ritardo, per sottrarsi all’obbligo di rimborso. Il regolamento sui diritti e gli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario prevede che la responsabilità delle imprese ferroviarie in caso di ritardo sia disciplinata dalle regoli uniformi concernenti il contratto di trasporto internazionale per ferrovia dei viaggiatori e dei bagagli, fatte salve le disposizioni del regolamento applicabili in materia. Secondo le regole uniformi, che rientrano nel diritto internazionale e sono riportate in allegato al regolamento, il trasportatore ferroviario è responsabile nei confronti del viaggiatore per il danno dovuto al fatto che, a causa del ritardo, il viaggio non può continuare nello stesso giorno, o la sua continuazione non è ragionevolmente esigibile. Tuttavia, la responsabilità del trasportatore è esclusa quando il ritardo è imputabile a un caso di forza maggiore, ossia, in particolare, a circostanze esterne all’esercizio ferroviario che il trasportatore non poteva evitare. Dal canto suo, il regolamento prevede che un passeggero che abbia subito un ritardo pari o superiore a un’ora può chiedere all’impresa ferroviaria il rimborso parziale del prezzo del biglietto. Tale indennizzo corrisponde, come minimo, al 25% del prezzo del biglietto nel caso di ritardo compreso tra 60 e 119 minuti, e al 50% di tale prezzo nel caso di ritardo di 120 minuti o superiore. Il regolamento non prevede alcuna eccezione a tale diritto all’indennizzo qualora il ritardo sia dovuto a un caso di forza maggiore. In tale contesto, il Verwaltungsgerichtshof (Corte amministrativa, Austria) ha chiesto alla Corte di giustizia se un’impresa ferroviaria possa essere esonerata dall’obbligo d’indennizzo per il prezzo del biglietto qualora il ritardo sia dovuto a un caso di forza maggiore. La Corte amministrativa deve pronunciarsi su un ricorso proposto dall’impresa ferroviaria austriaca ÖBB-Personenverkehr AG contro la decisione con la quale la commissione austriaca per il controllo ferroviario le ha imposto di eliminare dalle sue condizioni generali una disposizione che escludeva qualsiasi indennizzo in caso di forza maggiore. Nell’odierna sentenza la Corte constata anzitutto che il regolamento non esonera le imprese ferroviarie dall’obbligo d’indennizzo per il prezzo del biglietto qualora il ritardo sia imputabile a un caso di forza maggiore. La Corte rileva poi che le regole uniformi, che esonerano il trasportatore dall’obbligo di risarcimento in caso di forza maggiore, riguardano esclusivamente il diritto dei viaggiatori al risarcimento del danno conseguente al ritardo o alla soppressione di un treno. Al contrario, l’indennizzo previsto dal regolamento, calcolato sulla base del prezzo del biglietto di trasporto, ha una finalità del tutto diversa, ossia quella di compensare il prezzo pagato dal passeggero come corrispettivo per un servizio che non è stato eseguito conformemente al contratto di trasporto. Si tratta inoltre di una forma di compensazione finanziaria di tipo forfettario e standardizzata, a differenza del regime di responsabilità previsto dalle regole uniformi che implica una valutazione individuale del danno subito. Peraltro, poiché questi due regimi di responsabilità sono completamente diversi, oltre all’indennizzo forfettario i viaggiatori possono anche proporre azioni di risarcimento danni a titolo delle regole uniformi. La Corte conclude che le cause di esonero della responsabilità del trasportatore previste dalle regole uniformi non sono applicabili nell’ambito del sistema d’indennizzo stabilito dal regolamento. I lavori preparatori del regolamento dimostrano inequivocabilmente che il legislatore dell’Unione ha inteso estendere l’obbligo d’indennizzo ai casi in cui i trasportatori sono esonerati dalla responsabilità di risarcire il danno in forza delle regole uniformi. La Corte respinge altresì l’applicazione analogica delle regole relative alla forza maggiore contenute nelle disposizioni sui diritti dei passeggeri che utilizzano altri mezzi di trasporto, quali aereo, nave e autobus. Infatti, poiché le diverse modalità di trasporto non sono intercambiabili quanto alle loro condizioni di utilizzo, la situazione delle imprese che operano nei diversi settori del trasporto non è paragonabile. La Corte risponde quindi che un’impresa ferroviaria non può inserire nelle proprie condizioni generali di trasporto una clausola che la esoneri dall’obbligo d’indennizzo per il prezzo del biglietto in caso di ritardo causato da forza maggiore. La decisione della Corte è disponibile qui .
Fonte: Corte di Giustizia
 
Contenzioso bancario: no a dati eccendenti nelle memorie difensive
martedì 17 settembre 2013
Contenzioso bancario: no a dati eccendenti nelle memorie difensive
Per difendersi in giudizio la banca non può inserire nelle memorie difensive considerazioni relative al procuratore della controparte che esulano dal merito del contenzioso e risultano eccendenti il concreto diritto di difesa. E' il principio stabilito dal Garante per la privacy in un provvedimento con il quale ha dichiarato illecito il trattamento di dati svolto da una banca nei confronti di un procuratore che rappresentava in giudizio alcuni clienti della banca stessa. L'interessato aveva lamentato, con una segnalazione al Garante, l'uso improprio - nell'ambito di memorie difensive presentate dall'istituto bancario davanti all'Arbitro bancario e finanziario competente - di suoi dati personali riferiti ad un pregresso rapporto di lavoro con il medesimo istituto bancario. La banca aveva chiesto, infatti, al Collegio arbitrario di considerare incompatibile l'attività di rappresentanza svolta dal procuratore perché questi, già dipendente dall'istituto, era stato licenziato per giusta causa e la vertenza instaurata era ancora pendente. Nel suo provvedimento, il Garante ha ricordato i principi stabiliti dal Codice privacy e quanto contenuto in particolare nelle Linee guida in materia di rapporti tra banche e clienti e cioè che i dati prodotti in giudizio devono essere solo quelli pertinenti a far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, evitando la comunicazione di informazioni non rilevanti per le citate finalità di difesa. Nel caso specifico, invece, il trattamento dei dati personali del segnalante in occasione dei procedimenti celebrati dinanzi all'Arbitro bancario è risultato eccedente rispetto alle concrete esigenze difensive della banca perché volto, non tanto a dimostrare la eventuale scarsa attendibilità delle affermazioni rese dai clienti che avevano fatto ricorso contro la banca, quanto a rendere un immagine negativa, per fatti extraprocessuali, e comunque estranei alla materia del contendere, del loro procuratore. Il trattamento di dati operato dalla banca è risultato dunque illecito. Di conseguenza, i dati eccedenti riferiti al procuratore non potranno essere più utilizzati dalla banca. Il provvedimento del Garante è disponibile qui .
Fonte: Garante privacy
 
La Commissione propone un balzo in avanti verso il mercato unico delle telecomunicazioni
mercoledì 11 settembre 2013
La Commissione propone un balzo in avanti verso il mercato unico delle telecomunicazioni
La Commissione europea ha adottato oggi il suo programma di riforma del mercato delle telecomunicazioni più ambizioso degli ultimi 26 anni. Annunciato da José Manuel Barroso, Presidente della Commissione, nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 2013, il pacchetto legislativo "Un continente connesso", una volta adottato, ridurrà le tariffe imposte ai consumatori, semplificherà gli oneri burocratici a carico delle imprese e garantirà un ventaglio di nuovi diritti sia agli utenti che ai fornitori di servizi, in modo che l'Europa sia di nuovo uno dei leader mondiali nel settore del digitale. José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha dichiarato: "Compiere ulteriori progressi concreti verso un mercato unico delle telecomunicazioni è indispensabile per gli interessi strategici dell'Europa e per lo sviluppo economico, nonché per le telecomunicazioni stesse e per i cittadini che si sentono frustrati dalla mancanza di un accesso pieno ed equo a internet e ai servizi mobili." . Nelie Kroes, Vicepresidente e Commissaria responsabile per l'agenda digitale, ha dichiarato: "Con la normativa proposta oggi ci sono ottime notizie per il futuro delle comunicazioni mobili e di internet in Europa. La Commissione europea dice no ai costi del roaming, sì alla neutralità della rete, sì agli investimenti, sì a nuovi posti di lavoro. Un intervento nelle telecomunicazioni non è più interesse esclusivo di questo settore ma contribuisce alla promozione dello sviluppo sostenibile di tutti i settori." Benché le telecomunicazioni rappresentino soltanto il 9% dell'economia digitale europea, tutti i settori dipendono in misura crescente dalla connettività per offrire servizi ed essere competitivi a livello mondiale. Se la serie di successive riforme condotte dall'Unione europea ha contribuito a trasformare le modalità di erogazione dei servizi di telecomunicazione nell'UE, tuttora il settore continua a operare principalmente su 28 mercati nazionali separati. Nessuna società di telecomunicazione opera in tutti i paesi dell'UE e sia gli operatori che i clienti devono confrontarsi con tariffe e norme differenti. Il pacchetto legislativo presentato oggi punta a risolvere questi problemi attraverso i seguenti elementi principali.
Semplificare le norme UE per gli operatori delle telecomunicazioni
Un'unica autorizzazione per operare in tutti i 28 Stati membri (invece di 28 autorizzazioni diverse), un limite di legge severo per la regolamentazione dei sottomercati delle telecomunicazioni (al fine di ridurre il numero dei mercati regolamentati) e una maggiore armonizzazione delle modalità con cui gli operatori possono affittare gli accessi alle reti di proprietà di altre società per offrire un servizio concorrenziale.
Eliminare dal mercato i costi del roaming
Dal 1° luglio 2014 sarà vietato imporre una tariffa per le chiamate ricevute in roaming durante gli spostamenti nell'UE. Le società di telefonia potranno scegliere tra 1) offrire piani telefonici validi ovunque nell'Unione europea ("parla ovunque come a casa"), i cui prezzi saranno determinati dalla concorrenza sul mercato interno, oppure 2) consentire ai loro clienti di "dissociare" i piani tariffari, ossia selezionare un diverso fornitore per il roaming che offre tariffe inferiori (senza dover acquistare una nuova scheda SIM). Questa proposta si basa sul regolamento relativo al roaming del 2012 che impone agli operatori tagli dei prezzi all'ingrosso del 67% per il traffico dati a partire da luglio 2014.
Abolire la maggiorazione del prezzo delle chiamate internazionali in Europa
Oggi le società di telefonia tendono a maggiorare il prezzo delle telefonate effettuate dal paese di un determinato consumatore verso altri paesi dell'Unione europea sia per la telefonia fissa che per quella mobile. La proposta odierna obbligherà le società a non fatturare, per le chiamate intraunionali da rete fissa, tariffe più elevate di quelle previste per una chiamata nazionale a lunga distanza. Per le chiamate intraunionali da rete mobile la tariffa non potrà superare 0,19 euro al minuto (più IVA). Nel determinare i prezzi, le società potranno recuperare i costi obiettivamente giustificati, ma scompariranno i profitti arbitrari sulle chiamate intraunionali.
Tutela giuridica dell'internet aperta (neutralità della rete)
Sarà vietato bloccare o rallentare i contenuti di internet, fornendo agli utenti un accesso alla rete completo e aperto, indipendentemente dal costo dell'abbonamento o dalla velocità della connessione. Le imprese del ramo potranno ancora fornire "servizi specializzati" a qualità garantita (come la TV via internet, i servizi di video su richiesta, le applicazioni per la diagnostica per immagini ad alta risoluzione, per le sale operatorie virtuali e per i servizi cloud ad alta intensità di dati, fondamentali per le imprese, purché ciò non interferisca con la velocità di connessione a internet promessa ad altri clienti. I consumatori avranno il diritto di verificare se la velocità di connessione corrisponde effettivamente alla tariffa pagata e di recedere dal contratto se le condizioni pattuite non sono rispettate.
Nuovi diritti dei consumatori, armonizzati in tutta Europa
Nuovi diritti come il diritto a contratti scritti in un linguaggio semplice, con informazioni più comparabili, diritti più ampi nel passaggio a un altro fornitore o a un nuovo contratto, il diritto a sottoscrivere un contratto di 12 mesi, se il cliente non desidera una durata superiore, il diritto a recedere dal contratto se la velocità della connessione internet non corrisponde a quella pattuita, il diritto di ottenere l'inoltro dei messaggi di posta elettronica a un nuovo indirizzo e-mail dopo il passaggio a un altro fornitore di servizi internet.
Assegnazione coordinata dello spettro delle frequenze
Questo coordinamento permetterà agli europei di avere maggior accesso alla rete mobile 4G e al Wi-Fi. Gli operatori mobili saranno in grado di sviluppare piani d'investimento transfrontalieri più efficaci, grazie a un maggior coordinamento delle tempistiche, della durata e delle altre condizioni di assegnazione delle radiofrequenze. Gli Stati membri manterranno le loro responsabilità in materia e continueranno a incassare i contributi versati dagli operatori mobili, operando in un quadro più coerente che amplierà anche il mercato delle apparecchiature più avanzate per le telecomunicazioni.
Più certezze per gli investitori
La raccomandazione sulle metodologie di determinazione dei costi e sugli obblighi di non discriminazione è il secondo elemento di questo pacchetto che integra la proposta di regolamento cui è strettamente legata. Essa mira ad aumentare le certezze per gli investitori, intensificando il livello degli investimenti e riducendo le divergenze tra i regolatori. Ciò significa 1) un'ulteriore armonizzazione e maggiore stabilità dei costi che gli operatori storici possono addebitare per garantire ad altri l'accesso alle reti in rame esistenti e 2) garantire che i soggetti che richiedono l'accesso possano accedere in modo realmente equivalente alle reti. Assicurando questa pressione concorrenziale e l'assenza di discriminazione, i prezzi dell'accesso all'ingrosso alla banda larga "di nuova generazione" saranno determinati dal mercato e non dai regolatori, con minori oneri burocratici per gli operatori.
La Comunicazione della Commissione è disponibile qui .
Fonte: Commissione europea
 
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