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Diritto Comparato dei Media
Garante Privacy: No al far west nel mercato del lavoro su Internet
giovedì 16 gennaio 2014
Garante Privacy: No al far west nel mercato del lavoro su Internet
Maggiore trasparenza e correttezza nel mercato del lavoro via Internet. E' quanto chiede il Garante privacy che ha vietato ad una società l'uso dei dati personali di oltre 400 mila aspiranti lavoratori raccolti e gestiti in modo illecito.  La società che svolgeva attività di intermediazione attraverso il proprio sito web senza la prescritta autorizzazione ministeriale, non aveva neppure conferito, come necessario, i dati dei candidati a Cliclavoro, il portale del Ministero del lavoro che costituisce la Borsa continua nazionale del lavoro.  L'azienda raggiunta dal divieto del Garante non si limitava a mettere a disposizione una mera "bacheca digitale" in cui rendere pubbliche le offerte di lavoro e le candidature, ma offriva veri e propri servizi di intermediazione (consultazione di un database con centinaia di migliaia di curricula, comunicazione di informazioni sui candidati, invio di offerte di lavoro "su misura", ecc.). Un'attività effettuata, peraltro, senza fornire agli utenti che si registravano al sito una informativa trasparente con l'indicazione di tutte le operazioni realmente svolte.  La grave situazione è emersa nel corso di verifiche ispettive disposte dall'Autorità a seguito di alcune segnalazioni in cui si lamentavano irregolarità nel trattamento dei dati personali. I candidati denunciavano il fatto che per poter completare la procedura di registrazione al sito e concorrere così alle offerte di lavoro erano obbligati a dare il consenso, tramite un'opzione preselezionata, alla ricezione di informazioni promozionali per posta, telefono, email, sms.  Alla luce delle verifiche svolte il Garante, oltre ad inibire l'uso dei dati raccolti senza autorizzazione, ha dichiarato illeciti e ha vietato anche questi trattamenti perché effettuati in violazione della norma del Codice privacy che garantisce a chiunque la possibilità di esprimere un consenso libero e informato per ogni tipo di operazione che la società intende svolgere. Dopo l'intervento del Garante la società non potrà più utilizzare le informazioni raccolte né per attività di intermediazione né per attività promozionali. I dati potranno essere solo conservati in vista di un'eventuale acquisizione da parte dell'autorità giudiziaria o per la tutela dei diritti in sede giudiziaria.  L'Autorità si è riservata l'applicazione di una sanzione amministrativa per l'inidonea informativa agli utenti. Il provvedimento è stato inviato al Ministero del lavoro per le valutazioni di competenza. Il provvedimento del Garante è disponibile qui .
Fonte: Garante Privacy
 
Il Garante a una telco: più sicurezza sui dati di traffico
giovedì 28 novembre 2013
Il Garante a una telco: più sicurezza sui dati di traffico
Continua l'azione del Garante privacy per la messa in sicurezza dei dati di traffico telefonico e telematico. Sotto la lente una società estera che vende sim card on line alla quale l'Autorità ha vietato alcuni trattamenti di dati risultati illeciti ed ha prescritto una serie di misure tecniche e organizzative.  Dagli accertamenti ispettivi sono emerse infatti numerose criticità sulla gestione dei dati di traffico conservati a fini di giustizia. I dati di traffico conservati per accertamento e repressione dei reati - numero chiamato, data, ora, durata della chiamata, localizzazione del cellulare, indirizzi mail, data, ora, durata degli accessi alla rete - anche se non riguardano il contenuto, consentono comunque di ricostruire fino a due anni di relazioni di una persona e delle sue abitudini. Si tratta quindi di informazioni particolarmente delicate che devono essere protette da adeguate misure di sicurezza, non possono essere utilizzate per altri scopi (ad es. profilazione, marketing, etc.) e non devono essere conservate oltre i tempi stabiliti dalla legge: 2 anni per il traffico telefonico e 1anno per quello telematico. Come richiesto dal Garante, entro sessanta giorni la società dovrà "blindare" gli accessi ai dati di traffico con avanzati sistemi di autenticazione informatica (una necessariamente basata sull'uso di dati biometrici) e tenere un registro ad hoc in cui registrarli. Ogni operazione sui dati, inoltre, effettuata solo da personale autorizzato, dovrà essere tracciata in un apposito audit log. La società dovrà garantire, poi, la separazione fisica dei sistemi informatici in cui si conservano i dati per l'accertamento e la repressione dei reati, che dovranno essere sempre crittografati, da quelli in cui sono tenuti per altre finalità (ad es. fatturazione). Così come dovrà garantire la separazione delle funzioni tra chi assegna le credenziali di autenticazione e chi accede ai dati. Trascorsi i tempi di conservazione previsti dalla legge i dati di traffico dovranno essere cancellati. Alla società è stato anche vietato l'uso dei dati conservati a fini di giustizia per ogni altra finalità, ivi compreso il  marketing o le ricerche di mercato. Con un secondo provvedimento, il Garante ha infine prescritto alla società di integrare l'informativa data agli utenti, ora priva di alcuni elementi essenziali, e riformulare correttamente la modulistica per la raccolta del consenso. I dati fin qui raccolti a fini di profilazione e marketing non potranno più essere utilizzati. Il provvedimento del Garante è disponibile qui .
Fonte: Garante privacy
 
AGCM sospende attività di due imprese scorrette
lunedì 25 novembre 2013
AGCM sospende attività di due imprese scorrette
Sospensione di 15 giorni dell’attività d’impresa per Evolution Travel Italia S.r.l. e Evolution Travel Network Ltd. Lo ha deciso l’Antitrust che, in collaborazione con il gruppo antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, ha oscurato i siti attraverso i quali le due imprese svolgevano l’attività stessa. E’ la prima volta che l’Autorità applica questa possibilità prevista dalla legge.  L’Antitrust aveva sanzionato Evolution Travel Italia (all’epoca denominata Dodotour–Evolution Travel) originariamente nel 2007 per avere diffuso messaggi con i quali prospettava la possibilità di svolgere un’attività lavorativa da casa anche part-time utilizzando internet nel settore dei viaggi e turismo. L’attività veniva pubblicizzata come un’occasione di lavoro remunerativo di tipo affiliativo (franchising) con investimenti, costi e rischi contenuti rispetto all’apertura di un’agenzia di viaggi. I messaggi lasciavano intendere che si trattasse di un’occupazione adatta a chiunque fosse in cerca di lavoro, anche part-time, senza sostenere costi fissi di gestione e sfruttando il sostegno e la formazione assicurati dalla società. Si lasciava inoltre intendere che ci fossero ottime prospettive di guadagno e che la somma investita potesse essere agevolmente ammortizzata. Chi leggeva il messaggio era erroneamente indotto a ritenere che l’offerta fosse un’opportunità lavorativa autonoma di tipo affiliativo, flessibile e redditizia, con rischi contenuti e senza costi e spese fisse. In realtà la società offriva solo la cessione in uso di servizi e strumenti software, funzionali allo svolgimento dell’attività, a fronte del pagamento di 18.900 euro (oggi 23.000), e sottaceva o minimizzava le difficoltà, i costi di gestione e l’elevatissimo rischio di perdita del capitale e l’incertezza dei guadagni. L’Autorità, dopo la prima sanzione di 25mila euro, era ulteriormente intervenuta nei confronti della società per mancato rispetto della delibera con due provvedimenti di inottemperanza, nel 2008 e nel 2009, conclusi con sanzioni rispettivamente per 100mila e 150mila euro. Il terzo procedimento di inottemperanza, che tiene conto degli avvenuti cambiamenti societari, si è quindi concluso con la sospensione di 15 giorni dell’attività attraverso l’oscuramento dei siti.
Fonte: AGCM
 
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